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TRA GLI INDIOS YANOMAMI - LA MISSIONE CATRIMANI

Dopo contatti sporadici con le popolazioni indigene Yanomami, nel 1965 padre Calleri e padre Bindo Meldolesi costruiscono la Missione del Catrimani per sviluppare un rapporto continuativo con gli indios, basato sul dialogo e sul confronto.
Padre Calleri pensa la Missione come un centro di incontro per le comunità indigene che vivono lungo il Rio Catrimani, per favorire i rapporti e instaurare un clima di fiducia e lealtà tra indios e bianchi, ma anche tra indios delle diverse comunità. Il progetto del missionario da un punto di vista fisico-tecnico é molto ambizioso: potendo osservare la planimetria originale, ancora conservata presso la Missione, é evidente che Padre Calleri avesse in mente una struttura comunitaria che ricorda molto la forma della maloca indigena, semicircolare, con all'interno un laboratorio, l'infermeria, la cucina, il refettorio, una sala riunioni, alcune stanze e la cappella. Intorno alla Missione aveva previsto di mettere a coltura alcuni appezzamenti e anche di costruire un lago e un piccolo parco.
Dell'idea originaria sono stati conservati alcuni aspetti: nonostante la forma architettonica della Missione sia diversa, in quanto si compone non di un unico edificio, ma di tante casette di legno verdi, tuttavia la struttura organizzativa rimane però la stessa.
I missionari svolgono qui un ruolo di appoggio alla popolazione indigena locale, accompagnando gli indios nel processo inevitabile di "modernizzazione", in un'ottica di scambio reciproco di conoscenze. Attualmente l'azione di aiuto si concentra sui temi della sanità, con la formazione di microscopisti per la cura della malaria, e dell'etno-educazione. Si stanno anche sviluppando corsi di analisi dei diritti indigeni e della costituzione.